
Erminia Zwiebler detta “La Strologa”.
Erminia Zwiebler nasce a Vienna il 18 aprile del 1888 da Francesco Zwiebler e Pospisil Teresa.
Probabilmente la sua famiglia faceva parte della nobiltà polacca e di certo era benestante perché lei ha la possibilità di studiare, cosa insolita, a quel tempo, per una donna; inoltre impara a dipingere e a suonare diversi strumenti, tra i quali il violino.
Si laurea in astronomia, disciplina molto in voga in quegli anni e fa esperienza presso uno dei numerosi centri astronomici del grande Impero austroungarico.
Lei è in grado di calcolare il movimento dei pianeti e fare gli oroscopi questo gli procura una certa notorietà.
Erminia è una donna dal grande spirito di avventura e quando alcuni amici le propongono di recarsi in India, per fare dei ritratti ai nobili inglesi, lei parte; viaggia in nave per circa quaranta giorni e arriva a nord-est del paese nel Rajasthan; impara l’inglese e viene in contatto con astronomi, matematici, astrologi e guaritori.
La presenza di una donna europea attraente, bionda, alta e dagli occhi chiari, non passa inosservata e un Maharaja se ne innamora. Un amore ricambiato e i due si sposano andando a vivere nel palazzo reale.
Lei continua a dipingere e approfondisce i suoi studi astronomici, si avvicina al buddismo e alle tradizioni locali; prende posizione a favore della liberazione dell’India dal dominio inglese.
Alcune testimonianze sostengono che dall’unione con il Maharaja sia nato un figlio che, però, le viene tolto per essere affidato alle cure delle balie: non lo rivedrà mai più e sarà un grande dolore.
Improvvisamente il Maharaja muore e come vuole la tradizione indiana anche lei, in qualità di moglie, deve essere bruciata sulla pira funebre insieme al marito.
In modo avventuroso e, aiutata da un medico europeo, riesce ad imbarcarsi e a tornare in Europa dove nel frattempo è scoppiata la Prima Guerra Mondiale e lei si impegna come crocerossina presso il sanatorio di Pecs, città dell’Ungheria.
Nel 1918, alla fine del conflitto, Erminia ha trent’anni e si trasferisce a Fiume (oggi Rijeka) dove lavora come insegnante, giornalista, ricercatrice, pittrice e veggente.
Il 12 settembre 1919 una forza volontaria regolare di 2500 legionari guidata da Gabriele D’Annunzio entra in città.
Alceste De Ambris, già deputato del Partito socialista italiano, viene nominato Capo di Gabinetto del governo e viene promulgata la carta del Carnaro, con i principi per un nuovo ordine sociale; la carta afferma l’uguaglianza dei cittadini, dà alle donne il diritto di voto e garantisce libertà di stampa, di associazione e di pensiero; inoltre tutela i diritti individuali, riconosce il divorzio, la parità salariale, sostiene un vasto programma assistenziale e pone particolare attenzione allo studio della musica delle arti.
Eugenio Vigo è un militare di leva quando partecipa come legionario all’impresa di Fiume e fa parte del 54º reparto auto drappello ricoprendo il grado di caporale; lui è un meccanico e parla un ottimo francese; è nato il 21 maggio del 1899 a Susa città della Tunisia dove i suoi genitori Vittorio Vigo e Rosina Clemente sono immigrati. Con l’arrivo dell’onorevole Alceste De Ambris ne diviene lo stimato e fedele autista.
In quel clima di speranza, di libertà e di nuovi ideali Eugenio ed Erminia si incontrano e si innamorano; nonostante la differenza di età si sposano il 14 agosto del 1920 e lui prende la cittadinanza fiumana e va a vivere a casa di lei.
Erminia è una fine intellettuale, è una donna emancipata, conosce D’Annunzio e partecipa attivamente alla vita politica; nei suoi scritti racconta gli avvenimenti della sua città e interviene su temi di politica estera.
Quando D’Annunzio firma la resa, Eugenio Vigo viene congedato: è il 7 gennaio del 1921.
Lui cerca lavoro mentre lei, per sostenere la famiglia, dipinge, insegna e fa crescere la sua fama di veggente, sensitiva e chiromante.
Erminia ha origini ebree e con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale la sua vita si fa più difficile, per questo si presenta solo come Erminia Vigo; sono anni duri anche perché, il 19 dicembre del 1942, muore suo marito e lei resta senza punti di riferimento.
Con la firma dell’armistizio l’8 settembre del 1943 e la resa dell’Italia, i tedeschi occupano Fiume; solo il 3 maggio del 1945 la città viene liberata dall’armata jugoslava, ma, dopo anni di italianizzazione coatta e violenta delle componenti slave seguita all’annessione da parte dello stato fascista, gli jugoslavi risposero con una politica altrettanto nazionalista e dura contro la minoranza italiana.
Erminia percepisce chiaramente quello che sta per accadere ed è tra le prime ad abbandonare Fiume; all’inizio del 1946 arriva in treno a Grottammare: è una profuga ed ha 58 anni.
Inizialmente si stabilisce all’ultimo piano dell’Albergo Moderno una elegante costruzione di fronte al mare inaugurata il 18 agosto del 1920; oltre l’italiano parla correttamente il tedesco, il francese, l’inglese e il serbo croato.
È una ricercatrice, una giornalista, una pittrice, una veggente, ma soprattutto è una astronoma. Ottiene dal comune i diritti di uso, custodia e possesso del Torrione della Battaglia, una antica torre di guardia risalente alla metà del XVI secolo, che si trova nel borgo antico.
Realizza così il suo sogno e crea “l’Osservatorio Astronomico Vulcano” dove, tra gli altri strumenti, monta il suo telescopio; ogni giorno fa le previsioni del tempo che poi affigge su una bacheca al centro del paese, rendendo un servizio utile a tutti cittadini e in particolare agli abitanti della campagna.
Nel Torrione ospita le classi delle scuole elementari per fare lezioni di astronomia e assistere all’eclissi come quella del 15 febbraio del 1961.
Lei conosce le lingue e le si rivolgono le persone di Grottammare e dei dintorni per tradurre lettere, documenti o scrivere missive; inoltre cura la corrispondenza di diversi profughi, che attraverso di lei, mantengono i contatti con i familiari e con le loro radici.
Questo suo impegno, però, non viene riconosciuto e, anche oggi, lei è ricordata solo come veggente; Erminia, infatti, continua a fare gli oroscopi, a disegnare le mappe astrali e a predire il futuro. Si rivolgono a lei in molti e la chiamano la “Strologa” un nome a metà fra una astronoma e una strega.
Intorno a lei si creano numerose leggende come quella di chi racconta che ha in casa una tigre; in realtà lei ama i gatti e li lascia vivere nel Torrione insieme a lei.
È una donna colta, carismatica, risoluta, emancipata, ha una laurea, è vissuta in India e si è sposata con un uomo più giovane: tutte cose rivoluzionarie per quei tempi.
Lei aveva una particolare sensibilità ambientalista ed era rispettosa degli animali e della natura: una consapevolezza molto rara che ci dimostra quando Erminia fosse in avanti rispetto al suo tempo.
In quegli anni, dopo i patimenti di due terribili guerre, la gente cercava positività e voleva credere in un futuro migliore.
Lei aveva trovato un modo di incontrare le persone, di ascoltarle, di incoraggiarle e di rassicurarle; le sue previsioni erano veritiere e in molti si rivolgevano a lei.
Erminia non prendeva soldi, né regali e anche quando le sue condizioni economiche erano peggiorate chiedeva solo il cibo per i gatti.
La sua fama di veggente probabilmente deriva, non solo dalla capacità di fare le mappe astrali, ma dalla sua cultura e dalla sua sensibilità che le permetteva di capire le persone e di immaginarne la vita oppure Erminia possedeva un dono incomprensibile per noi ancora oggi.
Molti abitanti di Grottammare conservano i suoi quadri che lei regalava volentieri.
La sua figura è entrata nell’immaginario collettivo, ma nonostante questo lei restava una diversa, una straniera.
Nel 1973 viene colpita da demenza senile, inizia a vivere in condizioni di indigenza e viene ricoverata presso l’Ospedale psichiatrico di Fermo.
Vuole tornare a vivere Grottammare dove ci sono i suoi gatti, ma è necessario un luogo pulito e salubre; Erminia, allora, chiama qualcuno a Roma, di certo una persona facoltosa, che manda degli operai per sistemare la parte superiore del Torrione.
La puliscono, la imbiancano, la arredano con mobili nuovi compreso il letto; sarà seguita anche da Anna l’assistente sociale dell’Ospedale di Fermo inoltre, la sua vicina, Laurina, se ne prenderà cura nell’ultimo anno di vita: un gesto di grande altruismo.
Alle persone che l’avevano aiutata come Fausto Addazi, Nico Righetti, Reginaldo Pignotti detto York, Pina e Preziosa Zazzetta, Gino Catasta e Antonio Maria Aloisi lei lascia i suoi pochi averi compreso il telescopio.
Erminia muore di coma celebrale, a 86 anni, la sera del 31 agosto del 1974.
I vicini, richiamati dagli insistenti miagolii, e non riuscendo a mettersi in contatto con lei, alla fine decidono di sfondare la porta e la trovarono addormentata nel letto vegliata dai suoi amati gatti.
Al suo funerale sono andati in pochi, fra di loro Giulietta Pignotti la figlia di Reginaldo e Anna Rita Perazzoli una giovane che andava a trovarla.
La sua tomba si trova al cimitero di Grottammare e sulla lapide si legge “Dott.ssa Erminia Zwiebler vedova Vigo, profuga da Fiume. Gli amici a ricordo proposero”.
La colonia felina che ancora oggi esiste nel borgo antico discende dai suoi gatti.
Questa storia ci conferma che le donne hanno dovuto sempre lottare per essere riconosciute nel loro valore e ci insegna che è la conoscenza a renderci persone migliori.
La dott.ssa Matilde Menicozzi autrice del libro “Erminia Zwiebler “la Strologa” tra storia e leggenda” della casa editrice Lìbrati, ha donato questa targa al Comune di Grottammare per ricordare una donna straordinaria e con lei tutte le donne che, nel corso della storia, sono state dimenticate.

Pagina aggiornata il 11/03/2025