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Benvenuti sul sito del Comune di Grottammare - 05/12/2020
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MARIO RIVOSECCHI

 

 

Mario Rivosecchi, conosciuto soprattutto per le sue raccolte di poesie, in cui spesso evoca i paesaggi e i luoghi della sua terra natìa, nasce a Grottammare nel 1894 e qui trascorre i primi 10 anni di vita.

Il Rivosecchi visse poco a Grottammare, dove sicuramente non avrebbe potuto compiere gli studi formativi che ai suoi tempi si realizzavano soprattutto negli Atenei delle grandi città. Ebbe la fortuna di vivere a Roma , Firenze e Bologna, respirando l'aria dei ferventi moti artistici e letterari dell'epoca. In queste città d'arte, la cui atmosfera é ricca di storia e cultura, si appassiona e si avvicina allo studio dell'arte.

Le sue origini sono modeste: il padre, ferroviere, nel 1904 si trasferisce a Bologna e successivamente a Roma e Firenze, dove Mario finisce il Liceo e inizia a frequentare il caffé "Giubbe Rosse", ritrovo di molti poeti, scrittori e pittori del movimento "Futurista". Nel 1915 entra nell'esercito e parte per il fronte. Reduce di guerra, nel 1918 si sposa e si laurea in giurisprudenza per poi iscriversi alla facoltà di Filosofia e, una volta laureato, ottiene l'incarico in materie letterarie presso "L'Istituto Tecnico" di Tolentino dove si trasferisce con la famiglia.

Uomo dai mille interessi culturali studioso di letteratura e Storia dell'Arte, dimostra una volontà e una passione incrollabile nell'arricchire con nuove esperienze culturali e artistiche la propria cultura. Nel 1925, pubblica la sua prima raccolta di liriche: "MENTASTRO".

Conseguita l'abilitazione all'insegnamento di Storia dell'Arte, si trasferisce a Roma insegnando al Liceo "Visconti" e al Liceo Artistico di via Ripetta; malgrado vivesse da anni a Roma non dimenticò tuttavia il suo paesino d'origine dove, d'estate, ritornava spesso per ritrovare gli amici dell'infanzia, in particolare Vittorio Fazzini, ebanista e scultore, padre di Pericle. Fu proprio Mario a convincere Vittorio ad assecondare il talento artistico del figlio convincendolo a farlo studiare a Roma, aiutandolo ad entrare all'Accademia di Belle Arti e successivamente a vincere una borsa di studio che gli permise di mantenersi a Roma per continuare gli studi.

Allievi di Mario Rivosecchi al Liceo "Visconti" furono molti giovani antifascisti: Antonello Trombadori, Bufalini, Giorgio Amendola. Nel 1938, Rivosecchi assume la direzione del Liceo Artistico e dell'Accademia di Belle Arti di Roma, mentre il primogenito, Ivo, viene arrestato per attività antifascista. Al termine della guerra trascorre un periodo difficile, sia per motivi di salute, sia per le ingiuste accuse mosse da alcuni colleghi che lo additarono come "colui che aveva tratto profitto dal fascismo", solo perché nel 1932 fu costretto a prendere la tessera del partito a pena di esclusione dall'insegnamento.

Nel 1954 esce la 1ª edizione di "Pietra e Colore", una raccolta di liriche arricchita di disegni di Fazzini e Guttuso; quasi tutte le poesie scritte da Rivosecchi nascono durante i soggiorni estivi a Grottammare, dove il luogo preferito per ispirarsi é la "Vedetta Picena". Nel 1974, vince il premio "SYBARIS" per la poesia. Tra le raccolte di poesie ricordiamo: "Mentastro", "Fiore di Vento", "Alberi amici", "Pietra e colore", "Ascesi".

Nelle poesie di Rivosecchi vi é un'identità di musica, pittura e poesia con connotati descrittivi ed evocazioni atmosferiche tali da rendere ogni poesia un piccolo "quadretto" contemplativo.

 

 

 

PERICLE FAZZINI

 

Pericle Fazzini nasce nel 1913 a Grottammare, dove già giovanissimo aiuta il padre scultore ed ebanista rivelando un precoce talento.

Nel 1929, al seguito di Mario Rivosecchi, si trasferisce a Roma per studiare e qui vi rimane fino alla morte. Il suo studio in Via Margutta era sempre aperto agli amici, ma tutti lo ricordano sempre concentrato sul suo lavoro noncurante delle frequenti visite.

Fazzini ci ha lasciato numerose opere: "la statua di Padre Pio" a S.Giovanni Rotondo (1987), "Ragazzo con i gabbiani", "Ritratto di Mario Rivosecchi"..... ma la sua opera più famosa é "la Resurrezione di Cristo" che si può ammirare nell'aula Pio VI in Vaticano. La natura, l'uomo, gli animali sono i maestri ed i soggetti dei suoi studi.

Nel 1931 appena diciottenne vince il concorso Nazionale a Catania per il monumento al Cardinale Dusmet. Nel 1938 Fazzini partecipa alla Biennale di Venezia con alcuni dei suoi massimi capolavori, come il "ritratto di Ungaretti", "Momenti di solitudine, " Giovane che ascolta", che lo affermeranno in maniera definitiva. Le sue mostre si susseguono ovunque: Parigi, Londra, Berna, Linz, Il Cairo....... Nel 1950 realizza per la cappella di Santa Francesca Cabrini ( Roma - S. Eugenio) grandi figure di angeli.

Nel 1953 é l'inizio del suo successo a Tokyo dove terrà diverse mostre personali e vincerà il concorso per l'abilitazione all'insegnamento, divenendo professore all'Accademia di Belle Arti di Roma. Il grande scultore inglese H. Moore disse: "Amo la scultura di Fazzini, é per me il più grande scultore vivente, uno dei più grandi del Novecento".

Nella mostra del 1976 a Firenze, Fazzini rende omaggio a Grottammare con una quarantina di pastelli a olio fatti a Grottammare, dove egli aveva ancora la madre e alcuni parenti. Tra le sue opere ricordiamo anche: la Fontana dell'ENI a Roma - EUR, Il "monumento alla Resistenza" in Ancona.

A Grottammare ricordiamo il "Ritratto a Mario Rivosecchi" presso il Parco della Madonnina, il "Monumento a Kennedy" sito in Piazza Fazzini, la "Via Crucis" all'interno della Chiesa di S. Agostino.

 

 

GIACOMO POMILI  

Giacomo Pomili, in arte "Il Tarpato"(1925), cominciò a dedicarsi alla pittura fin dalla metà degli anni '60 , dopo essere stato colpito da una grave malattia ai polmoni. E' forse in quell'occasione che scopre un talento artistico che lo porterà a creare numerose opere pittoriche rivelando un naturale talento, svincolato dalle influenze della pittura accademica.

"IL TARPATO", così Pomili firmava i suoi quadri, non fece studi artistici, né ebbe un'istruzione in tal senso; dopo le scuole elementari lavorò come muratore, per poi divenire "guardalinee" delle Ferrovie dello Stato.

Un uomo umile, semplice e senza pretese, schivo e solitario, eterno incompreso dai suoi compaesani. Ci sono pittori che per raggiungere linguaggi espressivi originali, hanno impiegato anni di studio e ricerca pittorica: il Pomili invece, con grande sicurezza e padronanza dei pennelli sembra già possedere, fin dai primi tentativi pittorici, quella spontaneità e originalità del segno che ne fanno un'artista unico nel suo genere. "La bravura di un pittore non sta nel ritrarre fedelmente la realtà ma nel saperla tradurre e interpretare con spirito creativo", in questo "il Tarpato" era maestro.

Le sue opere ricordano il pittore bielorusso Chagall, con i suoi paesaggi semplici ed infantili popolati da strane presenze umane, in un misto di pittura a metà tra il naïf, il surrealismo e l'illustrazione per l'infanzia; nei suoi quadri sono ricorrenti visioni angeliche come nei dipinti "La Natività" , "Il Cuore del cacio", "Il salvataggio"......

Il suo migliore amico fu un cane di nome Lupo, che abbandonato dai pastori e maltrattato dai bambini venne adottato dal Pomili e raffigurato in molti suoi quadri, quale presenza affettiva insostituibile. Il cane era il suo "alter ego" perché anche lui si sentiva maltrattato e schernito proprio come succede a molti cani solo perché sono esseri deboli e privi di difese. Così egli sentì tutta la vita il peso dell'incomprensione dei suoi compaesani che facevano parte della massa incapace di comprendere e di vivere secondo schemi non omologati.

Le opere del "Tarpato" hanno avuto molti riconoscimenti in campo internazionale: "IL CAMPIDOGLIO D'ORO" a Roma, "LE COPPE D'ARGENTO" per la migliore pittura naïf a Malta (1974), "IL MEDAGLIONE D'ARGENTO" del Premio Oscar '75 di Roma. Il Pomili, tuttavia, ha sempre evitato le luci della ribalta e i facili guadagni.

Nel 1975 smette di partecipare a mostre e concorsi e si limita ad esporre i suoi quadri in un suo locale sito in Piazza Peretti a Grottammare. Nel 1994 e nel 1997, Grottammare gli ha reso omaggio con la stampa di alcuni calendari che riproducono le sue principali opere. Sicuramente l'arte del "Tarpato", oltrepassa i confini della piccola provincia e forse meriterebbe di entrare di diritto nel novero dei migliori artisti dell'ultimo Novecento.

 

 

SISTO V 

 
 

ante Alighieri espresse una massima che diceva: "Il nobile seme della nobiltà non cade nella stirpe, ma nelle singole persone nobili che fanno nobile la stirpe....."(Dante "Convivio" p.284)

Di umilissimi condizioni erano i genitori di SistoV, nato nel 1520 con il nome di Felice Peretti. Fu grazie ad uno zio frate che egli poté riscattarsi dalla sua condizione di miseria familiare, per indossare l'abito sacro della sua religione.

Compiuto in varie città del Piceno il corso di studi filosofici e teologici fu dichiarato dottore a Fermo nel 1548, ben presto guadagnò la stima e la benevolenza del Cardinale Ridolfo Pio di Carpi, attraverso il quale ebbe modo di conoscere Frà Michele Ghisleri che fu Pontefice con il nome di PIO V.

Sisto V, ovvero Felice Peretti, aveva un grande senso della giustizia e del "vero" che perseguiva in ogni cosa con intransigenza, tanto che la sua rigidità gli fece guadagnare molte inimicizie tra i suoi "confratelli". Andò due volte inquisitore a Venezia. Per opera del Ghisleri, Peretti, tornato a Roma, fu eletto dapprima "Consultore del S.Ufficio" e poi "Procuratore dell'Ordine", quindi Cardinale. Alla morte di Gregorio XI, i Cardinali si riunirono per eleggere il nuovo Papa, tra questi vi era anche Felice Peretti, che fu eletto Papa con il nome di SistoV.

Il Peretti fu un Papa molto severo, punì i delitti ed emise provvedimenti severi contro i malfattori e i mendici, ordinò che i mercanti e gli operai gli portassero una busta di crediti che egli stesso avrebbe pagato, fondò la biblioteca Vaticana e fece restaurare il ponte sul Tevere che ancora oggi porta il suo nome, fondò anche un ospedale a Roma e a Bologna e costruì un collegio per gli studenti di Montalto Marche, suo paese adottivo.

I romani ebbero a chiamarlo il "Papa tosto", perché Sisto V innalzò migliaia di patiboli annientando la piaga del brigantaggio nel giro di soli due anni, armò 40 navi contro le invasioni turche, modernizzò il sistema urbanistico di Roma, anche se lo fece senza tanti complimenti radendo al suolo tutto ciò che era d'intralcio ai suoi progetti. A San Giovanni fece piazza pulita per erigere i "Palazzi Lateranensi" .

In 18 mesi fece erigere la cupola di San Pietro e fece completare l'incompiuta facciata del santuario di Loreto, costruì strade, acquedotti e fontane, innalzò orgogliosi obelischi, per questo caricò i Romani di tasse spietate. Eppure questo Papa "tosto" così duro con gli uomini fu molto tenero con il suo paese d'adozione, Montalto Marche; in verità lui era nato a Grottammare dove i suoi genitori si erano rifugiati, scampati alle angherie del Duca d'Urbino. La sua fulminea carriera ecclesiastica gli guadagnò presto molte invidie tra i suoi confratelli, tanto che presero a chiamarlo "il porcaro", a ricordare le sue umili origini. Come "Cardinale di Montalto" assegnò una dote alle zitelle povere, fondò un ginnasio a Montalto, donò a questo paese un reliquiario che era appartenuto a Papa Paolo II.

Sisto V non fu altrettanto generoso con il borgo che lo aveva visto nascere; alle "Grotte" si limitò ad offrire mille scudi e due posti nel collegio "Montalto" di Bologna; iniziò la costruzione della chiesa di "S.Lucia" che fu completata dopo la sua morte per volere della sorella Camilla.

 

bibliografia:

"Bell'Italia" - Pilla Saetta - "Il Piceno e le sue terre" - Febbraio 1998

"Grottammare percorsi della memoria" di V.Rivosecchi

 

GIULIO LAUREATI 

 MARCHESE MAGGIORE

PIONERE DELL'AVIAZIONE ITALIANA

 

 

 

Giulio Laureati nacque a Grottammare l'11 luglio 1877 e dopo essersi laureato a Pisa in Scienze Agrarie nel 1903, si dedicò presto e con passione alla costruzione di aeromobili: Vittorio Luce in un articolo sulla "Rivista Marchigiana Illustrata" del 12 agosto 1911 scrive «un signore marchigiano ha quasi ultimato un aeroplano di sua speciale struttura.» 

L’autore Mario Cobianchi (Pionieri dell'Aviazione in Italia, Roma 1943) riferisce che Giulio Laureati costruì nel 1909 un biplano battezzato "Veleggiatore Laureati" e dallo stesso provato nel 1910 a Centocelle. Dopo quelli di Corazza, Bertelli, Calderara, Forlanini e Antoni, fu questo il nono apparecchio della sua categoria a volare in Italia.[3] 

Chiamato come soldato di leva nel Regio Esercito l'8 giugno 1897, fu posto in congedo illimitato (3°cat.). Richiamato in servizio attivo l'11 gennaio 1912 fu nominato sottotenente nell'Arma del genio, ed assegnato al Battaglione Specialisti del Genio per il servizio di prima nomina  Il 1º agosto 1912 è destinato al Campo di Aviazione di Pordenone dove il 9 ottobre dello stesso anno consegue il suo brevetto di pilota. Il 1º maggio 1913 viene incaricato dell'impianto e della preparazione del Campo d'aviazione di Centocellee poi inviato in missione speciale in Francia, presso le Officine Hotchkiss di Saint Denis, e poi al balipedio di Nettuno[1] dove dirige esperienze di tiro contro palloni, assieme al Cap. Poggi.  

Il 2 novembre 1913 compie da solo il raid Roma-Bracciano-Civitavecchia- Roma e si brevetta pilota militare, destinato al servizio presso lì11ª Squadriglia di stanza a Centocelle, poi alla Malpensa, e quindi in Carnia. 

Dall'agosto 1915 vola nella 1ª Squadriglia Caproni dove tra il 7 settembre 1915 ed il 4 novembre 1916 compì più di 1.600 ore di volo[5] e fu poi trasferito presso la Direzione Tecnica della Aviazione Militare di Torino.[1] Il 18 febbraio 1916 prese parte ad un'azione area su Lubiana, meritandosi una Medaglia d'argento al valor militare, conferitagli sul campo dal Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, generale Luigi Cadorna. Nell'agosto successivo prese parte al bombardamento su Fiume, meritandosi la concessione di una Medaglia di bronzo al valor militare. Il 15 agosto 1917 compì, da solo, il volo Torino-Napoli-Torino,senza scalo, e nel settembre dello stesso anno fu promosso al grado di capitano.  

 

 

 Il 24 settembre, partendo dal campo volo di Mirafiori a Torino compì, con a bordo il meccanico caporale Michelangelo Tonso, il volo Torino-Londra senza scali nel tempo record di 7 ore e 22 minuti. Giunto nella capitale britannica venne ricevuto da Re Giorgio V, che gli conferì l'Ordine Reale Vittoriano,[6] mentre una sua immagine fu esposta al celebre Museo delle cere di Londra.[N 2] In seguito assunse il comando della 181ª Squadriglia[N 3] e dal 10 gennaio 1918, con la costituzione della 121ª Squadriglia dotata di velivoli Caproni CA 42, al cui comando vi era il maggiore pilota Luigi Carnevali, egli venne assegnato come il più anziano dei piloti; arrivando al campo pilotando l'Aeroplano 5969, decollato da Brescia. Dal 19 giugno 1918 fu comandante della 182ª Squadriglia, passando poi in forza alla Sezione Tecnica Militare di Milano. Dall'agosto al settembre del 1919 effettuò il volo Milano-Lione-Parigi-Bruxelles-Amsterdam-Londra con un triplano Caproni, andando in congedo nel corso dello stesso anno. 

Nel 1919 elaborò un piano di volo dall'Italia al Brasile che fu inoltrato alla Direzione dell'Aeronautica in Roma dal suo superiore tenente colonnello Cristoforo Ferrari, Direttore Tecnico dell'Ufficio di Milano, prevedendo una rotta di 8.460 km. Il Ferrari "apprezza i nobili intendimenti e lo spirito di iniziativa del Laureati, ma ritiene prematura l'iniziativa perché l'apparecchio previsto della SIA non ha ancora offerto garanzie di sicure prestazioni. Ad ogni modo il suo progetto verrà tenuto presente appena si avrà possibilità di esaminare il Raid Atlantico". 
Dal 1920 al 1923 ricoprì l’incarico di Direttore tecnico ed amministrativo delle Scuole di volo di Castellar e Villa Soldati a Buenos Aires, in Argentina. Richiamato in servizio dal 1924 al 1927 ricoprì il ruolo di Osservatore Industriale. Nel 1927 il generale Francesco De Pinedo, volò dall’Italia in Brasile e poi in Argentina utilizzando un idrovolante bimotore S 55 realizzato dalla SIAI. Congedandosi con il grado di maggiore si trasferì a Gallarate dove assunse la direzione dei Cantieri Agusta. Lasciato ogni incarico si stabilì a Porto d’Ascoli, allora territorio del comune di Monteprandone, che dal 1935 fu annesso a San Benedetto del Tronto, ove si spense il 23 dicembre 1943. 
Un Istituto Tecnico Aeronautico sito in Civitanova Marche porta il suo nome. 
 


Dati militari  

(dati tratti da Grande enciclopedia aeronautica) 

Paese servito Italia 
 
Forza armata Regio Esercito 
 
Corpo Corpo aeronautico militare 
 
Specialità Bombardamento 
 
Reparto 1ª Squadriglia Caproni
181ª Squadriglia 
 
Anni di servizio 1912-1927 
Grado Maggiore 
 
Guerre Prima guerra mondiale 
 
Comandante di 182ª Squadriglia

 

 


 

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